Abitudini alimentari e attività fisica nei bambini

Interessante l’articolo pubblicato dall’Istituto Danone sulle abitudini alimentari e l’attività fisica nei bambini che fanno regolarmente sport. 

In Italia un bambino su tre è sovrappeso e uno su dieci è obeso con il rischio che nel 50% dei casi lo sia anche da adulto. Un dato che ci colloca ai primi posti in Europa per la maggiore incidenza di bambini sovrappeso e obesi.

Una condizione che inizia quasi dalla nascita: dati americani – fondamentali in proiezione futura – confermano che nel biennio 2009-2010 era obeso il 9,7% dei nuovi lattanti fino a 2 anni di età, ed il 16,9% fra i 2 e i 9 anni. La situazione è preoccupante: secondo l’indagine “Okkio alla Salute” svolta recentemente nelle scuole Italiane dall’Istituto Superiore di Sanità, oggi il 70% dei bambini, tra scuole elementari e medie, pranza nella mensa dell’istituto – la percentuale è più alta elle scuole elementari, ma è difficile controlla cosa e quanto i ragazzi mangiano – molto più primi piatti anche con porzioni abbondanti e bis, poco seconda pietanza e quasi per niente frutta e verdura.

Il quadro non si modifica di molto se si prendono in considerazione gli adolescenti, soprattutto se si aggiunge come parametro l’attività fisica. Secondo quanto emerge dall’edizione 2011-2012 dell’indagine “Abitudini e Stili di Vita degli Adolescenti” della Società Italiana di Pediatria, giunta alla quindicesima edizione (lo studio ha coinvolto un campione nazionale rappresentativo di 2081 studenti 1042 maschi – 1039 femmine frequentanti la classe terza media inferiore) circa il 40%, oltre alle due ore (lorde) di “educazione fisica” previste dall’orario scolastico, o non pratica alcuna attività sportiva o pratica sport per meno di due ore alla settimana.

Un’ulteriore conferma degli stili di vita errati è legata al fatto che il mezzo utilizzato più frequentemente per andare a scuola è l’auto, utilizzata nel 43,1% dei casi. 

Per fortuna, la situazione appare mutare positivamente nei giovanissimi che invece praticano regolarmente un’attività sportiva. E non solo per quanto riguarda le ore dedicate all’attività fisica, ma anche sul fronte delle sane abitudini alimentari.

La dimostrazione arriva dai dati del primo studio italiano su ragazzi di undici anni appartenenti alle squadre di calcio del Centro Sportivo Italiano (CSI), condotto dal Prof. Michelangelo Giampietro, Docente di Alimentazione presso la Scuola dello Sport del CONI di Roma e membro del Board scientifico della Fondazione Istituto Danone. L’indagine ha preso in esame 1.053 ragazzi (maschi 97 %, femmine 3%, età media 11 anni e 5 mesi).

Nello studio presentato il primo dato che emerge è la tendenza ad una vita maggiormente “sportiva”, come testimonia la pratica di altre attività oltre al calcio, in primo luogo il nuoto.

Il 69% dei giovanissimi si allena 2 volte la settimana, e poco più del 23% tre volte: se si somma questa quota di attività sportiva alle altre fisiche forme di movimento svolto, è possibile affermare che la maggior parte dei ragazzi intervistati pratica quasi quotidianamente un’attività fisica sufficientemente prolungata.

La tendenza a mantenere questa sana abitudine si conferma anche quando si considerano i mezzi con cui i giovani si recano a scuola: il 34% va a piedi e il 13% con un mezzo pubblico. Non manca nemmeno chi si muove in bicicletta. La regolare attività fisica consente anche di limitare il tempo passato davanti al PC, che si riduce a 1-2 ore, quota comunque accettabile,  nel 77% dei giovanissimi.

Conformemente a quanto indicato dalle linee-guida per una sana alimentazione, la maggior parte dei giovanissimi consuma 5 pasti al giorno: lo dichiara il 52% degli intervistati, mentre il 32% afferma di farne regolarmente quattro.

Gli alimenti funzionali

Gli alimenti funzionali sono entrati nelle nostre abitudini alimentari, ma cosa sono? 

Si tratta di alimenti con specifiche caratteristiche che contengono ingredienti in grado di provvedere ad un beneficio salutare nel consumatore grazie ai principi in essi contenuti. Esempi di cibi funzionali sono quelli contenenti acidi grassi omega-3, preparati addizionati di steroli vegetali per favorire l’abbassamento dei valori del colesterolo nel sangue, i prodotti lattiero-caseari arricchiti in batteri probiotici. 

Per essere considerato “funzionale” un alimento deve rispondere a precise caratteristiche. E soprattutto deve dimostrare di avere effetti positivi su una o più funzioni specifiche dell’organismo, che vadano oltre gli effetti nutrizionali normali, in modo tale che sia rilevante per il miglioramento dello stato di salute e di benessere e/o per la riduzione del rischio di malattia. Esempi di alimenti funzionali sono i cibi che contengono determinati minerali, vitamine, acidi grassi o fibre alimentari e quelli addizionati con sostanze biologicamente attive, come i principi attivi di origine vegetale o altri antiossidanti.

Negli ultimi tempi si presta poi particolare attenzione ai probiotici e ai prebiotici. I probiotici sono colture batteriche vive benefiche, risultato di fermentazione o aggiunte ai cibi per migliorare l’equilibrio microbico intestinale e quindi gli effetti della flora batterica sul benessere dell’organismo. Per prebiotici, invece, si intendono componenti come l’inulina che non viene digerita ma svolge un effetto benefico stimolando la crescita di batteri nel colon. Altrettanto diffusi, per favorire l’abbassamento del colesterolo nel sangue, sono particolari grassi come i fitosteroli e gli stanoli che in pratica catturano il colesterolo presente nell’intestino, favorendone l’eliminazione.

Dietro ad ogni alimento funzionale ci sono anni di ricerche, necessarie anche per consentire un adeguato supporto scientifico ai claim salutistici, ovvero alle informazioni sugli effetti dell’assunzione dell’alimento. Messaggi riguardanti una correlazione tra uno specifico alimento ed un miglioramento del benessere della persona o un effetto a carico di un fattore di rischio di una particolare patologia erano finora proibiti dalla legislazione UE, ma sono ammessi solo se mostrano di possedere una base scientificamente validata, riconosciuta ed autorizzata a livello europeo. La dimostrazione scientifica delle proprietà salutistiche degli alimenti rappresenta quindi un elemento chiave nel percorso di ottenimento delle autorizzazioni.

Fonte: Istituto Danone

Per proteggere il pancreas mangiare vegetali a colori

Pere, uva e legumi, oltre alla classica mela, per difendere il pancreas. Il consiglio viene da una ricerca internazionale coordinata dall’Istituto Mario Negri di Milano che ha valutato come i principi contenuti negli alimenti siano in grado di proteggere dal rischio di tumore al pancreas. In base a quanto emerso dallo studio, pubblicato sulla rivista Annals of Oncology, proprio i vegetali sarebbero tra i principali protagonisti del calo del rischio che si può ottenere attraverso sane abitudini alimentari.

Al loro interno, infatti, si trovano particolari composti chiamati proantocianidine che, oltre ad attribuire la piacevolezza cromatica agli alimenti, sono particolarmente ricchi di sostanze antiossidanti ad azione protettiva.

Consumando almeno una porzione in più al giorno di alimenti ricchi di questi composti, quantità davvero accettabile, si riesce a ridurre di un quarto il rischio di tumore al pancreas, che è una delle forme neoplastiche più gravi e difficili da trattare.

Lo studio ha preso in esame oltre 300 persone che avevano ricevuto da poco una diagnosi di tumore al pancreas, confrontando i risultati del questionario sulle abitudini alimentari di questi malati con quelli ricavati da 650 persone ricoverate per malattie non tumorali.

Fonte: Annals of Oncology

Troppo alcol e problemi di diabete? Gli asparagi sono una soluzione

Sono appena terminate le festività natalizie e forse abbiamo ecceduto con l’alcol? Un rimedio ci viene dalla natura. Lo conferma uno studio pubblicato sul Journal of Food Science che evidenzia gli effetti depurativi degli asparagi, alleato contro le scorie che assediano il fegato.  

I ricercatori sudcoreani guidati da B.Y. Kim della Jeju National University hanno, infatti, studiato da vicino l’azione degli estratti di asparago, di cui sono note le proprietà disintossicanti, che si coniugano con quelle diuretiche, ma anche quelle antinfiammatorie. Un toccasana per l’organo sul quale più di tutti si abbatte il superlavoro del fegato quando è alle prese con troppi bicchieri di vino, birra e superalcolici.  A favorire l’attività di protezione e prevenzione sarebbe l’alto concentrato di sali minerali e amminoacidi che aiutano a ripulire il fegato dalle scorie in eccesso. Lo dimostra un esperimento condotto su cellule umane e animali di fegato “intossicate” dall’alcol che sono state “curate” con estratti bioattivi di foglie e germogli di asparago.

Ma gli asparagi aiutano anche a controllare i livelli di zucchero nel sangue e facilitano la produzione di insulina, aiutando chi soffre di diabete di tipo 2 a tenere sotto controllo la malattia. La scoperta è stata effettuata da un gruppo di studiosi dell’Università di Karachi, in Pakistan, ed è stata pubblicata sul British Journal of Nutrition. “Questo studio – spiegano i ricercatori – suggerisce che l’estratto di asparago esercita effetti anti-diabetici”.

Dalla ricerca è emerso che, mentre già a basse dosi il consumo di asparagi è in grado di abbassare i livelli di zucchero nel sangue, solo ad alti dosaggi il vegetale riesce a incentivare il pancreas a produrre insulina, l’ormone che aiuta ad assorbire il glucosio, migliorando la tolleranza agli zuccheri. I test sono stati effettuati su due gruppi di topi diabetici trattati per 28 giorni, rispettivamente, con l’estratto di asparago e con un farmaco anti-diabete, il glibenclamide. Dopo aver esaminato i loro campioni di sangue, i ricercatori hanno constatato che l’estratto di asparago è in grado di abbassare i livelli di glucosio nel sangue e di favorire la produzione di insulina.

Conosciuto anche come “diabete dall’esordio tardivo” perché, generalmente, colpisce a partire dalla mezza età, negli ultimi decenni i medici hanno rilevato un numero sempre crescente di adolescenti e giovani affetti dalla patologia. Certamente, spiegano, il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 da giovani è in aumento a causa del frequente consumo di cibi grassi e di uno stile di vita non salutare e sedentario, comportamenti sempre più diffusi tra le nuove generazioni. Lo studio ha preso in esame oltre 300 persone che avevano ricevuto da poco una diagnosi di tumore al pancreas, confrontando i risultati del questionario sulle abitudini alimentari di questi malati con quelli ricavati da 650 persone ricoverate per malattie non tumorali.

Oltretutto gli asparagi possono essere utilizzati non solo come contorno, ma per arricchire sia le prime pietanze che i secondi piatti; qualche esempio? il classico risotto agli asparagi oppure la crema di asparagi con crostini o una frittata agli asparagi o la classica ricetta, asparagi e uova.

Fonte: Salute24

Yogurt magro, un nemico dell’ipertensione

La rivista Tufts Nutrition anticipa i risultati di uno studio condotto dalla Tufts University di Medford (Stati Uniti) dove si sostiene che mangiare regolarmente yogurt magro, almeno 3 volte alla settimana, riduce la probabilità di soffrire di pressione alta.

Gli autori dello studio, guidati da Huifen Wang, hanno valutato il consumo di yogurt in 2.100 adulti senza problemi di ipertensione il cui stato di salute è stato monitorato per 14 anni, durante i quali 913 dei partecipanti hanno sviluppato problemi di pressione alta. 

L’analisi dei dati raccolti ha svelato che chi mangia ogni 3 giorni almeno 170 grammi di yogurt a basso contenuto di grassi – il cosiddetto yogurt magro 0,1% – è esposto a un rischio di andare incontro a questo disturbo inferiore del 31% rispetto a chi lo mangia meno di una volta al mese. In particolare, il consumo di yogurt è associato a un minor aumento dei valori di pressione massima.

Secondo i ricercatori l’effetto potrebbe essere mediato dall’apporto di calcio, potassio e magnesio garantito da questo cibo, che ne contiene, in un vasetto da 125 g, rispettivamente: 181 mg, 231 mg e 17,5 mg. Questi elementi, infatti, contribuiscono a regolare la pressione sanguigna.