Rivalutiamo le uova

Le uova sono una ricca fonte di proteine e di molti altri nutrienti essenziali e prove crescenti suggeriscono che mangiare le uova comporta un miglioramento della qualità della dieta e un maggior senso di sazietà dopo i pasti che può essere associato a un miglior controllo del peso corporeo. Infatti, gli alimenti ricchi di proteine sono noti per aumentare la sazietà (sensazione di pienezza che si avverte dopo aver mangiato); questo ha portato gli scienziati ad indagare se le uova avessero un ruolo nel determinare il senso di sazietà e nella gestione del peso. Due studi hanno rilevato che mangiare uova a colazione può promuovere la sensazione di sazietà e abbassare l’apporto calorico giornaliero.

Nella nostra alimentazione quotidiana le uova sono poco presenti anche perché è rimasto in noi il timore che il consumo di uova o di altri alimenti ricchi di colesterolo potesse aumentare i livelli di colesterolo nel sangue, con un conseguente aumento del rischio di malattie cardiache. Tuttavia, il colesterolo alimentare nella maggior parte dei casi non influenza i livelli di colesterolo ematici più di quanto lo facciano la quantità e il tipo di grassi ingeriti, tranne che in alcune persone che sono sensibili ad elevate assunzioni di colesterolo. Le conoscenze attuali suggeriscono che il consumo di uova come parte di una dieta sana ed equilibrata non comporta un significativo aumento di colesterolo ematico nella maggior parte delle persone. Gli studi che ricercano cause dietetiche alla base di malattie cardiache non hanno rilevato alcun legame con il regolare consumo di uova (fino a 6 uova a settimana), anche in persone con pre-esistenti livelli di colesterolo elevati.

Si è visto inoltre, che i carotenoidi, la luteina e la zeaxantina, riscontrati in grandi quantità nel tuorlo d’uovo, sono in grado di ridurre il rischio della degenerazione maculare legata all’invecchiamento, che rappresenta una delle principali cause di cecità negli anziani. Uno studio ha rilevato che mangiare sei uova a settimana per 12 settimane innalza il livello di zeaxantina nel sangue e aumenta la densità ottica del pigmento maculare; un’elevata densità ottica del pigmento maculare può contribuire a ridurre lo stress della luce solare sull’occhio (foto stress). 


In media un uovo di gallina pesa circa 60 g ed è composto per l’11% dal guscio, per il 58% dall’albume e per il 31% dal tuorlo. L’albume è costituito prevalentemente da acqua (88%) e proteine (9%), mentre il tuorlo è composto da acqua (51%), grassi (31%) e proteine (16%). Alcuni nutrienti chiave presenti nelle uova, come la vitamina D, la Vitamina B12, i folati e il selenio, sono stati associati alla prevenzione di malattie croniche, come le malattie cardiache, l’elevata pressione sanguigna, difetti cognitivi e patologie neonatali. Un sondaggio eseguito in UK ha riscontato che gli adulti che consumano tre o più uova alla settimana presentano livelli di assorbimento di vitamine B12, A e D, niacina (vitamina B3), iodio, zinco e magnesio significativamente più elevati rispetto ai non consumatori di uova. Nelle uova il contenuto di vitamina D è relativamente alto e questo fatto è degno di nota dato che sono pochi gli alimenti che forniscono vitamina D. La composizione dei nutrienti delle uova nel suo complesso può essere modificata attraverso la razione alimentare che viene fornita alle galline. Ad esempio, questo avviene per le uova ad elevato contenuto di acido docosaesaenoico (DHA), un acido grasso omega 3 polinsaturo importante per lo sviluppo cerebrale, la normalità della vista, la salute cardiaca e altre funzioni corporee.


Passiamo ai problemi legati alla sicurezza alimentare. Le uova possono contenere la Salmonella, un batterio che può causare delle tossinfezioni alimentari. Successivamente a uno studio dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) che ha raccolto informazioni sulla Salmonella riscontrata in allevamenti di galline ovaiole di 23 Paesi Europei, l’attività delle industrie si è fortemente impegnata per cercare di ridurre ampiamente le contaminazioni da Salmonella, con l’introduzione di strumenti diventati indispensabili come l’adozione di standard, della vaccinazione di tutti gli animali nonché del miglioramento del benessere degli animali. 

Anche le modalità di conservazione e utilizzo delle uova a casa possono influenzarne la sicurezza alimentare. Tracce di Salmonella possono essere riscontrate sul guscio delle uova, pertanto è fondamentale lavarsi le mani dopo aver maneggiato le uova per evitare che i microorganismi vengano trasferiti negli alimenti cucinati. Tuttavia, i gusci delle uova non devono essere lavati perché sono ricoperti da uno strato protettivo, detto cuticola, che impedisce ai batteri di penetrare attraverso i pori del guscio. Se le uova sono molto sporche e devono pertanto essere lavate, è raccomandato l’utilizzo immediato di queste uova. Le uova rotte e i gusci devono essere smaltiti immediatamente e non devono essere conservati nel medesimo posto delle uova intere. 


Dato che la Salmonella viene uccisa dal calore, una cottura adeguata, che prevede il raggiungimento di una temperatura minima di 70°C in ogni parte dell’alimento, rende le uova ancora più sicure da mangiare. Per persone più vulnerabili, come le persone affette da sindrome da fragilità, i malati, i neonati, i bambini e le donne incinta, le uova e i piatti a base di uova devono essere sempre ben cotti. 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) scoraggia il consumo di alimenti contenenti uova crude o poco cotte, come ad esempio maionese, salsa olandese, gelati e alcuni dessert come le mousse, soprattutto se preparate in casa con uova non pastorizzate. Viene vivamente consigliato di pulire e disinfettare tutte le superfici che sono state a contatto con uova crude durante la loro lavorazione; inoltre è consigliato di non tenere alimenti già pronti al consumo non coperti vicino al luogo in cui si sbattono le uova crude.


In conclusione, possiamo affermare che le uova possono apportare un considerevole contributo alla salute, infatti nelle diete bilanciate le uova apportano proteine di elevata qualità e numerosi minerali e vitamine. In Europa, vengono continuamente prese e migliorate nuove misure per rendere più sicuri per il consumatore, l’allevamento e la lavorazione delle uova e dei prodotti derivati. Queste misure di sicurezza, insieme alla corretta manipolazione delle uova a casa da parte del consumatore che segue precise linee guida, rendono questo alimento un ingrediente nutriente e sicuro per l’alimentazione. Nel complesso, quindi, il rischio trascurabile di sicurezza dovuto alle uova è di gran lunga superato dal contributo di questo alimento ad una dieta salutare per persone di qualunque età. 

Riferimento testo: “European Food Information Council (EUFIC)”

La prima colazione

Fare regolarmente colazione è un’abitudine valida non solo per i bambini, ma che andrebbe mantenuta nel tempo, per tutta la vita. La colazione fornisce l’energia e i nutrienti per iniziare la giornata in modo appropriato. Fare colazione regolarmente porta ad un miglior apporto di nutrienti e può aiutare a mantenere un peso corporeo sano. E’ particolarmente importante per i bambini e gli adolescenti, poiché sembra che la colazione supporti l’apprendimento e le prestazioni scolastiche, specialmente tra i bambini con uno scarso stato nutrizionale. 

La maggior parte dei bambini e dei giovani passano dall’essere addormentati, periodo in cui il corpo è stato a digiuno per diverse ore, all’essere molto attivi. La richiesta di glucosio nei muscoli e nel cervello aumenta ed è necessario il carburante. La colazione rompe il digiuno notturno e fornisce energia per far partire il corpo e svegliare la mente. Eppure circa il 10-30% dei bambini salta la colazione e probabilmente anche ragazzi e ragazze adolescenti fanno lo stesso, forse anche in numero maggiore. E’ implicito che i bambini e gli adolescenti faranno colazione più facilmente nelle famiglie dove gli adulti stessi fanno colazione, pertanto i genitori devono dare il buon esempio. 

Una buona prima colazione deve apportare energia e essere nutriente; un esempio di cosa proporre potrebbe essere: una tazza di latte parzialmente scremato o dello yogurt, dei cereali o del pane o delle fette biscottate con un velo di marmellata, oppure dei biscotti secchi, ma anche una fetta di torta casalinga preparata con ingredienti semplici, della frutta fresca o una spremuta di frutta. Volendo una colazione salata si può sostituire il latte o lo yogurt con un uovo o del formaggio fresco accompagnato con il pane. In aggiunta al profilo nutrizionale, chi fa colazione mostra molti comportamenti alimentari positivi, tra cui un maggior apporto giornaliero di frutta e verdure e maggiore attività fisica.

Ricordiamoci che chi fa colazione è più in linea; vi è ormai una chiara dimostrazione che i bambini che fanno colazione tendono ad essere più in linea. Una recente rassegna sistematica di sedici studi, che esaminano l’effetto del saltare la colazione sul controllo del peso in oltre 59.000 bambini e adolescenti europei, ha scoperto che fare colazione si associa a un minor Indice di Massa Corporea (una misura di peso relativa all’altezza) e sembra proteggere dal sovrappeso e dall’obesità. 

Anche le prestazioni migliorano. I primi studi di laboratorio riportano gli effetti positivi della colazione sugli indicatori di prestazione tra cui la memorizzazione, il livello di attenzione e la creatività. Una recente rassegna sistematica ha considerato 45 studi sulla colazione per determinare se davvero la colazione ha un impatto sulla prestazione dei bambini a scuola. L’equilibrio dei risultati suggerisce che, tra i bambini in età scolare, fare colazione ha molti più benefici che saltarla. 
Diventa quindi molto importante riuscire ad organizzare il menage familiare comprendendo anche la prima colazione, anche se può comportare qualche difficoltà. Un piccolo consiglio, prima di andare a letto predisponete già la tavola per la prima colazione con tazze, cucchiai, tovaglioli, fette biscottate o biscotti o cereali, il vasetto della marmellata o del miele, al mattino dovrete preparare solo gli alimenti freschi e forse sarà tutto più semplice e veloce.

Arance e pompelmi alleati contro l’ictus

I tipici frutti della frutti della stagione invernale, arance in testa, non sono solo degli ottimi antiossidantigrazie alla vitamina C, ma anche un prezioso scudo naturale che previene efficacemente il rischio di ictus  soprattutto nelle donne.

E’ quanto emerge da uno studio pubblicato su Stroke – Journal of the American Heart Association, condotto da un team di ricercatori della Norwich Medical School (University of East Anglia), in collaborazione con studiosi della Harvard School of Public Health di Boston e con il ricercatore italiano Logroscino, dell’Universitá di Bari.

L’obiettivo iniziale dello studio é stato quello di verificare i potenziali effetti sulla salute del consumo di flavonoidi, una famiglia di composti fenolici presenti in alimenti e bevande di origine vegetale, quali frutta, verdura, cacao, vino rosso, the. In particolare, lo scopo primario del lavoro è sato quello di identificare le eventuali relazioni tra l’assunzione totale di flavonoidi, o di specifiche classi di flavonoidi, e il rischio di andare incontro ad ictus, sia ischemico che emorragico.

Nel corso di 14 anni, i ricercatori hanno esaminato una popolazione di circa 70.000 donne reclutate all’interno del “Nurses’ Health Study”. Incrociando i dettagli qualitativi e quantitativi sulla dieta seguita da queste donne, compresi quelli relativi al consumo di frutta e verdura, con il livello di flavonoidi all’interno di vari frutti e succhi di frutta, i ricercatori hanno potuto esaminare la relazione fra sei sottoclassi principali di flavonoidi e il rischio di ictus ischemico, emorragico e totale. L’incrocio tra i dati ha mostrato che le donne che consumavano arance e pompelmi vedevano abbassarsi il rischio di ictus del 19%, con i flavonoidi capaci di ridurre l’infiammazione e l’indebolimento delle arterie. 

Gli agrumi a contenere le maggiori quantità di questi composti sono soprattutto le arance con circa 80% e i pompelmi con il 14%. Per questo, mentre il consumo complessivo di flavonoidi presenti in tutti i principali cibi della dieta tipica degli Stati Uniti non ha mostrato un gran beneficio nel prevenire l’ictus, il consumo specifico di arance e pompelmi da parte delle pazienti ha mostrato un grande vantaggio per la presenza di “flavononi”; precedenti ricerche avevano suggerito un possibile ruolo di tali composti nella prevenzione dell’aumento di peso e della sindrome metabolica, fattore predisponente del diabete di tipo 2, nonché nella riduzione del rischio di malattie cardiache.

Il consiglio dei ricercatori è quindi quello di preferire la frutta fresca ai succhi di frutta, per evitare gli zuccheri aggiunti. Non bisogna però dimenticare che in certi casi il consumo elevato di agrumi può interferire con alcuni farmaci, potenziando, ad esempio, i calcioantagonisti, le statine o gli anti-staminici, mentre secondo una ricerca belga potrebbe ridurre l’azione di alcuni farmaci antitumorali. Infine, il consumo eccessivo di succo di pompelmo è sconsigliato in gravidanza e allattamento, quando si soffre di ipertensione – in questo caso la precauzione è da allargare anche all’arancia amara – e potrebbe interferire la pillola anticoncezionale.

Il valido aiuto del tea verde

Il consumo di tè verde potrebbe contribuire a smorzare i picchi di zucchero nel sangue legati al consumo di amido alimentare, questo dicono i risultati pubblicati su nutrizione molecolare e ricerca alimentare. 

I ricercatori impegnati in questa ricerca, guidati dal dottor Joshua Lambert della Pennsylvania State University – Stati Uniti d’America, rivelano che l’epigallocatechina-3-gallato (EGCG) presente nel tè verde aiuta a ridurre i picchi di zucchero nel sangue nei topi nutriti con una dieta ad alto contenuto di amido e può essere legato alla sua capacità di inibire l’azione dell’enzima responsabile della digestione degli amidi – alfa-amilasi. Inoltre, l’estratto di the verde può ridurre il rischio di malattie croniche come il diabete di tipo 2, spesso legate al consumo di diete contenenti alimenti con un alto indice glicemico Gli effetti sono stati osservati a dosi relativamente basse di EGCG, (report in Molecular Nutrition & Food Research), facendone un “caso convincente per gli studi in soggetti umani” .

Per gli esseri umani, ha suggerito il dottor Lambert, questo potrebbe significare che il tè verde può aiutare a controllare i tipici aumenti di zucchero nel sangue che sono causati quando si mangiano alimenti ricchi di amido, come pane e biscotti che sono spesso una parte della nostra colazione tipica. “Se ciò che si mangia con il tè è ricco di carboidrati allora si potrebbe vedere l’effetto benefico”, ha detto Lambert; “per esempio, se si dispone di tè verde durante la prima colazione dove si mangiano biscotti o fette biscottate, è possibile ridurre il picco di glucosio nel sangue livelli che normalmente ottenere da quel cibo”.

Lo studio aggiunge alla lista dei potenziali benefici di tè verde e composti che contiene, ovvero per ridurre il rischio di Alzheimer e alcuni tipi di cancro, migliorare la salute cardiovascolare e aiutare la gestione del peso.

Italiani bocciati in stile di vita alimentare

E’ stata presentata la Relazione sullo Stato Sanitario del paese dalla quale emerge che gli italiani sono grassi e sedentari e soffrono sempre di più di malattie legate all’alimentazione.  Sono, infatti, oltre il 40% quelli che hanno problemi di peso e quasi il 5% della popolazione è diabetica (circa 3 milioni di persone).

La FeSIN – Federazione delle Società Italiane di Nutrizione ha elaborato nel maggio dello scorso anno un Decalogo per il trattamento dell’obesità, introducendo l’argomento con “Dieta vuol dire: Stile di Vita”.

Il decalogo prevede, tra gli altri punti quello di seguire una dieta varia e equilibrata e svolgere una vita attiva, evitare le diete fai da te o seguire le indicazioni di parenti e amici, ricordarsi che spesso le diete pubblicizzate dai mass-media non hanno base scientifica e soprattutto ricordarsi che alternare restrizioni drastiche a eccessi alimentari può causare un aumento di peso.

Secondo un recente studio condotto da Ipsos nel mese di settembre, le soluzioni più appropriate contro la piaga dell’obesità identificate dagli italiani sono l’educazione alimentare e gli interventi strutturali che favoriscano l’attività fisica nelle città. La quasi totalità degli intervistati, il 97% – concorda sul fatto che, per contrastare efficacemente il problema dell’obesità, bisognerebbe investire sull’educazione alimentare, a cominciare dalle scuole. E secondo il 93% è attraverso interventi strutturali che favoriscano il movimento e l’attività fisica nelle città che si possono concretamente favorire stili di vita salutari e migliorare la salute di giovani e adulti. Tra le iniziative poco apprezzate dai cittadini, si trovano invece le politiche proibizionistiche, che secondo il 78% degli intervistati rischiano di essere controproducenti e fuorvianti, quando si tratta di prevenire e contrastare patologie complesse come l’obesità.

Molte sono le iniziative messe in campo. Per esempio dal 2001 l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (A.D.I.) organizza una giornata nazionale denominata Obesità Day (www.obesityday.org) con l’intenzione di spostare ed orientare in modo corretto l’attenzione dei mass-media, dell’opinione pubblica e anche di chi opera in sanità, da una visione estetica ad una salutistica. Quest’anno è stato il 10 ottobre a essere protagonista dell’evento che è stato proposto come “Giornata di sensibilizzazione nazionale su sovrappeso e salute – Non divieti, ma scelte consapevoli”.  

la Relazione sullo Stato Sanitario del paese conclude evidenziando uno stile di vita disordinato degli italiani; si è stimato che la prima causa di morte, con il 38,2% di decessi, sono le malattie cardiocircolatorie, seguite dai tumori con il 29,7% di decessi, mentre il fumo uccide dai 70.000 a 83.000 italiani.