Dieta mediterranea

L’Unesco ha riconosciuto la Dieta Mediterranea, quale patrimonio culturale immateriale dell’umanità e per questo avvenimento e per una sua migliore promozione potrebbe nascere un marchio ad hoc, di proprietà esclusiva del ministero delle Politiche agricole. Sono questi alcuni contenuti del disegno di legge di cui è primo firmatario il senatore Alfonso Andria, insieme a un nutrito gruppo di colleghi, mirato alla valorizzazione e promozione della dieta mediterranea.

La dieta mediterranea è un modello alimentare unanimemente riconosciuto da tutta la comunità scientifica, sia per la correttezza nutrizionale che per il ruolo nella prevenzione delle malattie cronico-degenerative. La dieta mediterranea permette inoltre, di coniugare gusto e salute grazie soprattutto alla ricchezza di prodotti vegetali che la contraddistingue; questi elementi garantiscono colore, sapori e profumi alle nostre tavole nel rispetto delle tradizioni culturali.

L’iniziativa di legge è stata presentata al ministero delle Politiche agricole “a cui lo stesso ddl assegna un ruolo motore”, come osserva Andria, per la promozione della dieta mediterranea. Il provvedimento prevede anche l’istituzione di un Comitato per la tutela e la valorizzazione della dieta mediterranea presieduto dal ministro delle Politiche agricole e composto tra gli altri da esperti del ministero della Salute, Affari esteri, Istruzione, Beni culturali e Ambiente, tutti aspetti che rientrano nelle pratiche e tradizioni riguardanti la dieta mediterranea come segnala il riconoscimento Unesco che riguarda finora Italia, Spagna, Marocco e Grecia ma in cui chiedono di rientrare anche Croazia, Cipro e Portogallo.

Il provvedimento mira anche alla diffusione della dieta mediterranea nelle mense scolastiche, prevedendo in fase di bando di gara una riserva di punteggio per le offerte di servizi e forniture rispendenti a questo sano modello nutrizionale. A gennaio del prossimo anno il ministero delle Politiche agricole dovrà trasmettere all’Unesco una relazione sull’attività posta in essere per valorizzare il riconoscimento, arginando i rischi della ‘commercializzazione’. Questo ddl, spiega Andria, “va appunto in questa direzione”.