I principi fondanti del sistema di produzione biologica si basano su un Regolamento Europeo del Consiglio che unisce, sin dall’art.1 “Il presente regolamento fornisce la base per lo sviluppo sostenibile della produzione biologica e ….. omissis”, il metodo biologico al più vasto concetto della “sostenibilità”.
Tale impostazione, affida alle produzioni biologiche l’arduo compito di definire e perseguire modelli di produzione che siano, anche per periodi protratti nel tempo, vantaggiosi sia sotto il profilo ambientale sia sotto il profilo economico e sociale e, che siamo mirati a soddisfare le richieste e le aspettative del cittadino consumatore e della società tutta.
In quest’ottica si comprende come la distinzione operata tra le produzioni animali, quelle vegetali, le trasformazioni agroalimentari ecc… rischi in realtà di fuorviare la visione “olistica” omnicomprensiva che deve guidare la lettura delle vigenti norme sul metodo della produzione biologica. Spesso essere focalizzati sulle regole di dettaglio o peggio sull’ammissibilità o meno di alcuni mezzi tecnici, fertilizzanti o fitofarmaci che siano, distoglie dall’essenza dei principi cardine insiti nella tradizione e nella cultura del “Biologico” che invece sono integralmente recepiti e fatti propri dalla regolamentazione europea.
Il Regolamento CE è chiaro sotto questo punto di vista: l’agricoltura biologica impone una visione agro-ecologica di sistema, di lettura dell’azienda e delle unità produttive come di corpi organici che, se condotti con competenza e rigore verso condizioni di equilibrio ecologico consentiranno una drastica riduzione dell’impiego di input esterni e la valorizzazione della “biodiversità” del territorio.
I principi generali che caratterizzano le produzioni vegetali biologiche identificano processi produttivi basati su “sistemi ecologici che impiegano risorse naturali interne…” I regolamenti europei quindi non entrano nei dettagli, non forniscono linee guida e protocolli articolati e minuziosi, ma descrivono chiaramente un modello di produzione del tutto alternativo e distinto dall’agricoltura convenzionale e intensiva.
L’agricoltore biologico non adotta scelte tecniche come singoli elementi, ma disegna un modello di produzione “organico” nel quale la scelta della specie, della varietà, degli avvicendamenti colturali, delle tecniche di lavorazione del terreno, delle tecniche di difesa e di coltivazione sono un unico insieme. E’ questo tipo di agricoltore, moderno e tecnicamente preparato, quello a cui viene affidata la funzione di “custodire il territorio” restituendo all’agricoltura il compito di conservare il paesaggio e salvaguardare l’ambiente.