L’obesità infantile è un problema di notevole rilevanza sociale, si pensi che in Italia colpisce un bambino si quattro. Il fenomeno, denunciato a gran voce dai più autorevoli nutrizionisti è il risultato di un bilancio energetico positivo prolungato nel tempo; in pratica si introducono più calorie di quante se ne consumano.
Normalmente ci si preoccupa quando il bambino mangia poco, raramente quando mangia troppo; è vero che una dieta insufficiente può portare a deficit di vario tipo ma, un introito calorico eccessivo determina, dapprima un sovrappeso del bambino e poi, nella maggioranza dei casi, una manifesta obesità. Ci si dimentica inoltre, che un’alimentazione eccessiva nei primi due anni di vita oltre a causare un aumento di volume delle cellule adipose (ipertrofia), determina anche un aumento del loro numero (iperplasia); la conseguenza è che da adulti, si avrà una maggiore predisposizione all’obesità e difficilmente si perderà peso o si riuscirà a mantenerlo nei limiti, perché sarà possibile ridurre le dimensioni delle cellule, ma sarà impossibile eliminarle. Intervenire durante l’età evolutiva è, quindi, di fondamentale importanza, perché ci dà la garanzia di risultati migliori e duraturi.
Ma quando si definisce obeso un bambino? La definizione di sovrappeso/obesità nel bambino è più complessa rispetto all’adulto, il cui peso ideale è calcolato in base al BMI (Body Mass Index o Indice di Massa Corporea = peso in Kg diviso l’altezza in metri, al quadrato).
In attesa di trovare dei parametri di riferimento più adeguati, il BMI è stato proposto anche per i più piccoli. Pertanto si definisce obeso un bambino il cui peso supera del 20% quello ideale, in soprappeso se supera del 10-20%, oppure quando il suo BMI è maggiore del previsto.
La crescita ponderale del bambino si calcola facendo riferimento alle tabelle dei percentili, grafici che riuniscono i valori percentuali di peso e altezza dei bambini, distinti per sesso ed età. La crescita è nella norma se si pone intorno al 50° percentile. Più si supera il valore medio più aumenta il rischio obesità.
I genitori dovrebbero essere i primi ad accorgersi dell’eccessivo aumento ponderale del bambino e mettere al corrente il pediatra, la persona più indicata in questi casi. Spesso però il forte appetito, che a volte si traduce in una vera e propria voracità, viene interpretato come un segnale di benessere e si tende ad incentivarlo più che a limitarlo, con l’illusione che gli evidenti chili di troppo possano scomparire con lo sviluppo. Il bambino cicciottello, poi, ispira più simpatia di un bimbo magro, che anzi, tende a preoccupare il genitore.
Per i Bambini delle scuole primarie (6-10 anni), si stima un 24% di bimbi in sovrappeso e un 12% obeso. Fra gli aspetti più critici rilevati vale la pena citare che l’11% dei bambini non fa la prima colazione e il 28% la fa in maniera non adeguata, l’82% fa una merenda a scuola qualitativamente non corretta, il 23% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano giornalmente frutta e verdura (solo il 2% dei bambini ne mangia più di 4 porzioni al giorno), il 41% dei bambini beve ogni giorno bevande zuccherate (il 17% più di una volta al giorno), solo 1 bambino su 10 ha un livello di attività fisica raccomandato per la sua età, mentre 1 su 2 trascorre più di due ore al giorno davanti al televisore o a videogiochi e ha un televisore in camera. Infine, circa 4 mamme su 10 di bambini con sovrappeso/obesità non ritiene che il proprio figlio abbia un peso eccessivo.
Molte le azioni concrete contro l’obesità infantile, prime tra tutte quelle del Ministero della Salute e quella della Fondazione Italiana per la Lotta all’Obesità Infantile (obesitainfantile.org), onlus voluta da un autorevole gruppo di esperti e patrocinata dal Senato della Repubblica, che nasce con l’intento di portare avanti un percorso rieducativo, alimentare e comportamentale dei bambini e delle loro famiglie che possa arrestare il trend positivo (+ 2% annuo) dell’incidenza del sovrappeso e dell’obesità’ infantile nel nostro paese e nel mondo, che oggi interessa il 43% dei bambini.
L’obesità produce i suoi effetti negativi a livello di autostima e sull’immagine che i bambini hanno di loro stessi, inducendoli spesso a quei comportamenti che sono tipici di questa patologia: passare molte ore davanti alla tv, non voler partecipare ad attività con i coetanei, scarso impegno scolastico, modificazione del carattere, con conseguente emarginazione per diversità.
La Fondazione ritiene che affrontare il problema attraverso la semplice imposizione di una dieta alimentare si e’dimostrata una scelta inefficace e controproducente e quindi mette in campo una serie di iniziative pratiche come quella di avere degli ambulatori gratuiti su tutto il territorio nazionale.