Le caratteristiche dei dolcificanti

Acesulfame, saccarina, aspartame ed alcuni polialcoli (o polioli) quali l’isomaltulosio, il maltitolo, l’isomaltitolo, il sorbitolo e lo xilitolo sono largamente usati nell’industria alimentare come dolcificanti. 

Le prime tre molecole non forniscono di fatto calorie e sono attive a dosaggi bassi o molto bassi per il loro elevato potere edulcorante; esse sono pertanto definite “dolcificanti acalorici o intensamente attivi”; i polioli, al contrario, hanno un potere dolcificante analogo o inferiore a quello del saccarosio; necessitano quindi di elevate concentrazioni nell’alimento da dolcificare. Va sottolineato che la dose giornaliera accettabile (DGA) è calcolata oggi in base a criteri estremamente restrittivi, essendo in genere 100 volte inferiore al dosaggio massimo che non induce alcun effetto significativo nell’animale da esperimento (e, quando i dati siano disponibili, nell’uomo). È quindi pari ad 1/100 della massima dose certamente non tossica. 

Il profilo di sicurezza dei dolcificanti attualmente utilizzati dall’industria alimentare nel nostro Paese, sulla base dei dati disponibili, sembra eccellente. La scelta di fissare per questi prodotti delle DGA uniformemente più basse dei corrispettivi valori stabiliti dalla FDA negli USA va interpretata come un’ulteriore attenzione alla sicurezza del consumatore di questi prodotti. 

Va anche ricordato che la pratica di combinare i dolcificanti sintetici per sfruttare le loro sinergie nel dolcificare gli alimenti e limitare al tempo stesso la comparsa dei gusti collaterali e dei retrogusti specifici di ciascuna molecola, appare positiva anche sul piano tossicologico, permettendo di abbassare il consumo individuale di ciascun composto. Non dimentichiamoci che impiegati correttamente, i dolcificanti possono essere di supporto al medico nella gestione di situazioni cliniche frequenti quali la malattia diabetica, il sovrappeso e alcune sindromi dismetaboliche.  

(Fonte: Nutrition-Foundation.it)